Il Pensionato

Album cover art for "Il Pensionato" by Francesco Guccini

Francesco Guccini - Pop, Italia

Il Pensionato

2 Plays

Duration: 4:38

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Lyrics

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[Testo di "Il Pensionato"] Lo sento da oltre il muro che ogni suono fa passare L'odore quasi povero di roba da mangiare Lo vedo nella luce che anch'io mi ricordo bene Di lampadina fioca, quella da trenta candele Fra mobili che non hanno mai visto altri splendori Giornali vecchi ed angoli di polvere e di odori Fra i suoni usati e strani dei suoi riti quotidiani: Mangiare, sgomberare, poi lavare piatti e mani Lo sento quando torno stanco e tardi alla mattina Aprire la persiana, tirare la tendina E mentre sto fumando ancora un'altra sigaretta Andar piano, in pantofole, verso il giorno che lo aspetta E poi lo incontro ancora quando viene l'ora mia Mi d� un piacere assurdo la sua antica cortesia: "Buon giorno, professore. Come sta la sua signora? E i gatti? E questo tempo che non si rimette ancora..." Mi dice cento volte fra la rete dei giardini Di una sua gatta morta, di una lite coi vicini E mi racconta piano, col suo tono un po' sommesso Di quando lui e Bologna eran pi� giovani di adesso... Io ascolto e i miei pensieri corron dietro alla sua vita A tutti i volti visti dalla lampadina antica A quell'odore solito di polvere e di muffa A tutte le minestre riscaldate sulla stufa A quel tic-tac di sveglia che enfatizza ogni secondo A come da quel posto si pu� mai vedere il mondo A un'esistenza andata in tanti giorni uguali e duri A come anche la storia sia passata fra quei muri... Io ascolto e non capisco e tutto attorno mi stupisce La vita, com'� fatta e come uno la gestisce E i mille modi e i tempi, poi le possibilit� Le scelte, i cambiamenti, il fato, le necessit� E ancora mi domando se sia stato mai felice Se un dubbio l'ebbe mai, se solo oggi si assopisce Se un dubbio l'abbia avuto poche volte oppure spesso Se � stato sufficiente sopravvivere a s� stesso... Ma poi mi accorgo che probabilmente � solo un tarlo Di uno che ha tanto tempo ed anche il lusso di sprecarlo: Non posso o non so dir per niente se peggiore sia A conti fatti, la sua solitudine o la mia... Diremo forse un giorno: "Ma se stava cos� bene... Avr� il marmo con l'angelo che spezza le catene Coi soldi risparmiati un po' perch� non si sa mai Un po' per abitudine, che son sempre pronti i guai" Vedremo visi nuovi, voci dai sorrisi spenti: "Piacere", "� mio", "Son lieto", "Eravate suoi parenti?" E a poco a poco andr� via dalla nostra mente piena Soltanto un'impressione che ricorderemo appena...

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Credits

Writers
  • Francesco Guccini